Le chiese di Chiuro

PORTA MAGGIORE DEL CIMITERO DI SAN GIACOMO

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Il portale in stile gotico-veneziano, come si può leggere sull'architrave finemente decorato, fu eseguito nel 1522 da Giovanni Galini di Corteno in pietra verde di Tresivio. Oltre all'autografo dell'autore (Jo Galini de Corteno fecit hoc opus), l'architrave inciso a bassorilievo presenta al centro lo stemma di san Bernardino sorretto da due figure aeree, forse angeli, terminanti a forma di fiore e, ai lati, due ritratti raffiguranti di profilo il doge Antonio Grimani e un nobile Quadrio. Anche la cuspide dell’arco ogivale è decorata a bassorilievo, con lo stemma dei Quadrio e quello della Comunità di Chiuro sormontati da una Madonna che sorregge il Bambino.
La lunetta dell'arco ospita un pregevole affresco, attribuito a Cipriano Valorsa, raffigurante una Pietà con ai lati san Giacomo Apostolo e sant’Andrea, i due patroni del paese.
A fianco della porta sono rappresentati, in grandi dimensioni, a sinistra San Cristoforo che porta sulle spalle un Gesù Bambino che regge il globo e a destra Sansone che guarda verso la città di Gaza.
Il portale è coperto da una caratteristica tettoia in legno a cavalletti intagliati, in buono stato di conservazione. Gli affreschi, restaurati nell’estate del 1970, si stanno di nuovo deteriorando e la loro parte inferiore è irrimediabilmente perduta. Qui, dove molto probabilmente si radunava la comunità per ascoltare la lettura dei bandi e degli ordinamenti, era posto l'Albo Comunale.
Il portale immette al sagrato della chiesa parrocchiale, largo Valorsa, intitolato al pittore grosino della seconda metà del XVI secolo Cipriano Valorsa, che decorò con le sue opere proprio questo angolo di Chiuro. In origine il largo era delimitato e chiuso da quattro porte, delle quali oggi rimane solo la “Porta Maggiore”, e costituiva un’area sacra destinata a cimitero (il Cemeterio di San Jacomo).
Vi si affacciano la casa parrocchiale, edificio risalente al XV secolo e più volte modificato, e l'Oratorio dei Confratelli di Santa Marta, ricavato nel 1655 da alcuni locali dell’antica canonica e dedicato nel 1690 all’Immacolata, con un protiro sostenuto da colonne provenienti dall'antico ossario costruito sul sagrato nel 1730. L'oratorio è riccamente decorato ad affresco ed è sormontato da una caratteristica cupola a dieci spicchi riuniti al centro con un medaglione raffigurante lo Spirito Santo.
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LA CHIESA PARROCCHIALE DEI SANTI GIACOMO E ANDREA

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La chiesa parrocchiale esisteva già nel XIII secolo e ha subito numerosi cambiamenti a partire dal 1650 fino al 1896, con l'ampliamento verso Ovest.
Esternamente la chiesa presenta una facciata a capanna con timpano, decorata semplicemente con un motivo a lesene che si ritrova lungo le pareti laterali nella parte superiore delle quali si aprono finestre a forma di lunetta con moderne vetrate, in corrispondenza delle cappelle interne. Il portale di facciata, timpanato e incorniciato in pietra, è decorato da tre mosaici recenti che rappresentano Cristo al centro, affiancato da san Giacomo e sant’Andrea. Il campanile, a base quadrata, fu iniziato nel 1596 su disegno dei maestri comacini.
All'interno la semplice impostazione architettonica, con un'unica navata ad aula e quattro cappelle laterali, contrasta con un decorativismo di tipo barocco: stucchi (alcuni di Agostino Silva), statue e cornici dorate si accompagnano alle volte a botte affrescate a medaglioni dal pittore bergamasco Giuseppe Prina nei primi anni del ‘700. I quattro altari laterali ospitano una Madonna che appare alle anime del Purgatorio di Gianolo Parravicini (1727), una Crocefissione di Giacomo da Ponte (Bate) e Quattro Evangelisti, tela di pregevole fattura (in origine certamente una predella) attribuita al Valorsa.
L'affresco sulla volta del presbiterio, San Giacomo e sant’Andrea nella gloria di Dio, è di Gianolo Parravicini (XVII-XVIII), a cui sono attribuite pure le tele laterali rappresentanti l'Adorazione dei Re Magi, l'Adorazione dei pastori, la Circoncisione di Gesù, la Visita di Maria e l'Annunciazione. Nelle lunette laterali episodi della vita dei due patroni, affrescate e in parte rinnovate da Giovanni Gavazzeni nel 1869. Il ciborio in legno intagliato e scolpito, dipinto e dorato, a forma di tempietto con pannelli rappresentanti scene bibliche e statuette di santi e dottori della Chiesa è opera di Michel Cogolo (1692), mentre l'elegante coro intarsiato con figure di angeli, arredi liturgici, emblemi sacri e motivi floreali è opera di Pietro Brasca da Como (1527), cui potrebbe essere attribuito anche un interessante leggio in noce. Sulla parete sinistra del presbiterio si trova un tabernacolo (sec. XVI) in marmo per gli oli santi elegantemente scolpito, mentre sopra l'ingresso principale si trova l’organo, opera di Andrea Rinaldi con intagli di Mathias Peter e indorature di Andrea Mazza (1767).
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IL PORTICHETTO DEI DISCIPLINI

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Quasi a ridosso della facciata della chiesa sorge il Portichetto dei Disciplini, costruzione a due campate che costituisce l'entrata alla casa parrocchiale e che fu l'antico cimitero e cappella della Confraternita dei Disciplini. Come per la Porta Maggiore del Cimitero di San Giacomo, anche qui gli affreschi sono opera di Cipriano Valorsa, che dipinse un'Annunciazione sopra l'arco d'ingresso e i patroni e lo stemma di Chiuro sulla campata oggi nascosta dal prolungamento della chiesa del 1896. Sulla parete di fondo è raffigurata Santa Marta nell'atto di accogliere i Disciplini, vestiti di bianco e incappucciati, difendendoli da un drago. L'affresco più grande rappresenta una resurrezione, forse del figlio della vedova di Naim, ma è pesantemente danneggiato nella parte inferiore. Nella volta della prima campata si possono riconoscere i quattro Evangelisti entro quattro spicchi delimitati da un fregio, mentre nella seconda campata, sopra il portale d’accesso alla casa parrocchiale, sono raffigurati una sepoltura di Cristo, notevolmente deteriorata, angeli con ceri ai lati e medaglioni con i ritratti del Rettore dei Disciplini e del prevosto dell’epoca Gaspare Quadrio.
Una scaletta, venuta alla luce durante i lavori di restauro della casa parrocchiale (1969-70), porta alla cappella dove affiorano sinopie e affreschi rappresentanti l’Annunciazione, San Defendente, Santa Marta (nel lunotto di fondo); San Rocco e Santa Lucia (nel muro di sinistra), anteriori a quelli della parete di fondo.
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CHIESA DELLA MADONNA DELLA NEVE E DI SAN CARLO

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Proseguendo lungo corso Maurizio Quadrio e via IV Novembre, si giunge in località San Carlo, dove sorge la Chiesa della Beata Vergine Maria della Neve e di San Carlo (secc. XVII-XVIII).
La facciata a capanna è decorata nella parte superiore con tre statue in stucco raffiguranti la Vergine, San Carlo, Sant’Andrea, realizzate da Alessandro Casella; presenta inoltre un pronao affrescato sorretto da colonne in serizzo provenienti dalla parrocchiale ed è affiancata dall’agile campanile con cupoletta a bulbo. Il portale, eseguito in marmi policromi da Carlo Domenico Giudice (1773), è chiuso da un bel cancello in ferro battuto.
L'interno è di una sola navata le cui volte sono affrescate con tre medaglioni di ascendenza tiepolesca, realizzati da Cesare Ligari (1767): racchiusi nelle pregevoli quadrature di Giuseppe Coduri, raffigurano l’Assunzione di Maria, la Madonna della Neve, l’Allegoria della Verità.
Ai lati, le pareti sono scandite da quattro cappelle: la prima accoglie la riproduzione fotografica - l’originale è custodito altrove - di un pregevole olio su tela del XVIII sec., di Giuseppe Antonio Petrini, raffigurante San Vincenzo Ferreri; la seconda a sinistra uno Sposalizio della Vergine, pala del'600 realizzata da Luigi Reali, opera a cui si contrappongono, nella cappella di fronte, i raffinati stucchi di A. Casella (sec. XVII). Le pareti della navata ospitano due grandi tele: a destra il Miracolo della Madonna della Neve di G. Prina (1716), a sinistra La regina Ester davanti ad Assuero, di autore ignoto del XVIII secolo.
Il presbiterio, il cui arco trionfale e la volta sono decorati a fresco, ospita un monumentale altare in marmo policromo, affiancato ai lati da due tele di G. Parravicini (a destra San Carlo che somministra l’Eucarestia agli appestati, a sinistra San Carlo che dispensa l’elemosina ai poveri).
La chiesa racchiude inoltre numerosi gioielli di artigianato: dal confessionale sormontato dal pulpito, intagliati egregiamente, al coro ligneo del Settecento, al grande armadio con finissimi intarsi in madreperla e decorazioni floreali (sec. XVIII) della sacrestia.
Seguendo via Trento, che corre quasi parallelamente a via IV Novembre, si giunge, nei pressi del cimitero, alla chiesa di Sant’Antonio, piccolo edificio del XV secolo e successivamente ampliato, sormontato da un campanile a vela; all’interno sono stati individuati frammenti di affreschi quattro-cinquecenteschi di buona fattura raffiguranti alcuni santi.

Mettiamoci la faccia

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